#NeveralandOF e IL RAGAZZO DEL RISCIO’

Dopo la stagione estiva con Il Barbiere di Siviglia e Madama Butterfly, eccomi di nuovo  nel “primo palco a destra” a twittare per NeverlandOF, la “piattaforma web” che assegna dei tweet seat per commentare in diretta le opere liriche che vanno in scena all’Opera di Firenze.

La stagione invernale è iniziata con una perla del repertorio lirico italiano, Lucia di Lammermoor, che ho seguito come “appassionato”. Spettacolo di tutt’altra provenienza, l’opera cinese “Il ragazzo del risciò” per la quale mi hanno invitato questa volta.

Sinceramente è un’opera che si addice alla mie corde, non vocali, logicamente, ma caratteriali, per la mia continua ricerca di novità e curiosità in Italia e all’estero. Prima di cominciare a documentarmi sull’opera che avrei dovuto raccontare attraverso i tweet (140 parole al massimo!) immaginavo il tipico allestimento cinese: scene, costumi e sonorità che affascinano lo spettatore occidentale ma che dopo due o tre brani cantati  porta all’inevitabile crollo! Non è stato così.

L’opera scritta da Guo Wenjing, compositore contemporaneo, è tratta dal libro omonimo di Lao She (scrittore suicida che nel 1966 ha segnato l’inizio della Rivoluzione culturale), un classico della letteratura cinese. E’ creata principalmente in stile e gusto occidentale con alcuni elementi musicali tratti dalla tradizione cinese.

Di grande effetto l’allestimento scenico, in stile “musical”, con ricostruzioni di una Pechino che ormai si vede solo nelle vecchie fotografie. Mi ha affascinato meno la storia del protagonista, il povero conduttore di risciò. Tra la beffa e la tragedia, la sua vita ruota tutta intorno al risciò che in qualche maniera lo mantiene comunque in carreggiata, tanto che, contrariamente alla tradizione lirica, alla fine il protagonista non muore. Una specie di feuilleton ottocentesco condito con salsa di soya.

Nell’insieme lo spettacolo risulta piacevole, con un cast di alta professionalità e bravura. Numerosa la presenza di spettatori cinesi tra il pubblico. Si respirava aria d’integrazione: per una sera la Cina era di casa all’Opera di Firenze e non all’Osmannoro !

Andrea Paoletti © 2015

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...