Jan Fabre, piazza della Signoria e i fiorentini

Da venerdì 15 aprile sono state posizionate, in piazza della Signora a Firenze, due sculture in bronzo dell’artista belga Jan Fabre che fanno parte del progetto espositivo “Spiritual Guards” che ha come altre sedi Palazzo Vecchio e dal prossimo 14 maggio il Forte Belvedere.

La sera del giovedì quando ancora si stava concludendo l’installazione delle due opere ho avuto l’opportunità di fotografarle. Con un sincero timore di “tirar su un polverone” ho postato le foto in un gruppo su Facebook che raduna “i fiorentini”.

È successo il finimondo!

Tra le decine di commenti, a parte le battute in puro stile fiorentino, la maggior parte sono di puro “odio” verso il nuovo e comunque nei confronti di chi o cosa possa destabilizzare l’immagine di Piazza della Signoria.

In tutta sincerità trovo assurdo tale comportamento. A parte il fatto che le sculture saranno esposte solo fino al 2 ottobre non disturbano in alcuna maniera l’armonia della Piazza né tanto meno la deturpano della “classica” e universalmente conosciuta bellezza. Se comunque vogliamo fare polemiche ritengo che si potevano scegliere semmai altri spazi cittadini, valorizzandoli e creando nuove sinergie con i turisti e i cittadini stessi.

Le due opere in questione, diversamente di quanto credevo, non sono state create appositamente per Firenze né tanto meno per la location loro attribuita. Se inizialmente potevo trovare un nesso per il confronto con il monumento equestre di Cosimo I (capolavoro rinascimentale del Giambologna) e il “cavaliere” della tartaruga sapendo che l’opera di Fabre, “Searching for Utopia” è datata 2003, ancor più si poteva osare spostando l’attenzione in altro luogo della città. Ugualmente – come dice il commento di una signora ad una mia fotografia – dato che l’opera sull’Arengario di Palazzo Vecchio è intitolata “L’uomo che misura le nuvole” sarebbe stata benissimo al Piazzale Michelangelo, un luogo “elevato” e quindi più vicino alle nuvole.

Indubbiamente Firenze in questi ultimi anni, relativamente all’arte contemporanea, ha fatto passi da gigante, mai si sarebbe pensato di vedere in Palazzo Vecchio opere di Jeff Koons o Jan Fabre. A parer mio si dovrebbe osare di più evitando il clamore sicuro esponendo in una location che già per il suo nome conferisce importanza a qualsiasi opera vi venga presentata.

Andrea Paoletti © 2016

 

 

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