Il Museo Ginori e “La fabbrica della bellezza”

E’ stata inaugurata lo scorso 18 maggio al Museo Nazionale del Bargello la mostra “ La Fabbrica della bellezza. La Manifattura Ginori e il suo popolo di statue”.

 E’ la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti ma in particolare è l’evento che vuole essere di aiuto alla rinascita del suo museo purtroppo chiuso dal maggio 2014.

Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino – divenuta nel 1896 Richard Ginori – è la più antica in Italia e tuttora funzionante dopo l’ultimo acquisto da parte della maison Gucci (non più italiana in quanto facente parte del gruppo Kering di F.Pinault).

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L’esposizione evidenzia l’aspetto artistico delle creazioni della Manifattura Ginori che nasce dalla passione  del marchese Ginori nel raccogliere le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori del tardo Rinascimento e del Barocco, servendosene per creare grandi sculture in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava repliche dalle più celebri statue antiche. Grazie ad una raffinata perizia, nelle fornaci di Doccia furono realizzate monumentali figure di porcellana: sculture eccezionali per tecnica e dimensioni.

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Tale preziosa collezione viene affiancata con le opere presenti al Museo del Bargello, primo museo nazionale del Regno di Italia, e il più importante al mondo per le collezioni di scultura italiana.

La mostra ha come scopo primario quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, colmando quel vuoto concettuale che solo i grandi musei (che rientrano nei top ten dei visitatori) debbano essere sostenuti e mantenuti. L’Italia è piena di piccole ma preziose realtà museali che necessitano aiuti per sopravvivere, il Museo Ginori non può quindi essere sopraffatto dal disfacimento che solo l’assurda logica di mercato può dettare.

Il link di cui sotto testimonia lo stato attuale :

 

Nota positiva, lo scorso 30 marzo 2017, il Ministro per i beni culturali Dario Franceschini ha annunciato che lo Stato acquisterà il Museo Ginori. Non sapendo come verrà gestito, trovo molto interessante la proposta dello storico (uno dei curatore della mostra), Tomaso Montanari, di affidare la gestione del Museo anche ai privati.

fino al 01 ottobre 2017

http://www.bargellomusei.beniculturali.it

Andrea Paoletti © 2017

 

Dal comunicato stampa :

Il percorso espositivo è articolato in sei sezioni tematiche, in cui si ripercorre la trasformazione di una invenzione scultorea in una porcellana.

La prima sezione si apre con la settecentesca Venere in bronzo, a grandezza naturale, copia della celeberrima Venere de’ Medici, conservata nella Tribuna degli Uffizi. La statua bronzea fu compiuta da Massimiliano Soldani Benzi nel 1702, su commissione del principe Johann Adam Andreas I di Liechtenstein, ed è tuttora nella collezione dell’attuale principe e rientra in Italia per la prima volta, dopo oltre trecento cinquant’anni. Essa è affiancata alla grande Venere in porcellana, realizzata da Gasparo Bruschi tra il 1747 e il 1748, utilizzando probabilmente le forme in gesso provenienti dalla bottega del Soldani Benzi e acquistate da Carlo Ginori. Alle due Veneri si affianca il Mercurio, anch’esso traduzione monumentale in porcellana dall’antico della statua di analogo soggetto, conservata nella Tribuna. Il Mercurio, oggi in collezione Ginori Lisci, si riunisce per la prima volta in occasione della mostra, alla Venere e al monumentale Camino, con i quali era esposto nell’antica sede del Museo di Doccia fino al 1962. Dal Museo Ginori sono state gentilmente concesse, infatti, le due opere più importanti dell’intera collezione: la Venere dei Medici, che riproduce la celeberrima statua della Tribuna, e il monumentale Camino, restaurato in occasione della mostra.

Segue la sezione dedicata allo straordinario Tempietto Ginori, uno dei capolavori di Gasparo Bruschi, donato da Carlo Ginori all’Accademia Etrusca di Cortona. Il Tempietto, sofisticatissimo per tecnica e ingegno e unico per dimensioni, declina non solo le ambizioni artistiche, ma anche quelle politiche del fondatore della Manifattura. Restaurato in occasione di questa mostra, il Tempietto torna a Firenze per la prima volta dal 1757. Ad esso sono affiancati il bronzetto e la cera del Mercurio di Giambologna, rispettivamente nella collezione del Bargello e in quella del Museo Ginori, che ispirarono il Mercurio che corona il Tempietto di Gaspare Bruschi.

Nella sala successiva sono esposte le due grandi e complesse Pietà in bronzo e in porcellana. Nel 1708 il Soldani realizzò il modello del grande Compianto sul Cristo morto di cui si conoscono molteplici versioni. Carlo Ginori ne acquistò le forme in gesso– alcune sono esposte in mostra – che vennero impiegate per la versione in porcellana che il Marchese Ginori donò all’influente cardinale Neri Corsini, nel 1745 circa. Il gruppo venne realizzato in 59 parti di porcellana, cotte separatamente e poi assemblate dai maestri della Manifattura di Sesto Fiorentino.

Di dimensioni più ridotte, ma ugualmente raffinati nell’esecuzione, sono i due gruppi della Giuditta con la testa di Oloferne, che costituiscono il quarto nucleo tematico. La versione in porcellana di Gaspare Bruschi, in prestito dal Los Angeles County Museum, è presentata in un inedito confronto con la terracotta di Agostino Cornacchini, primo studio scultoreo di questo fortunato gruppo.

Seguono il prezioso rilievo bronzeo “ad uso di quadro” del Soldani raffigurante il Transito di San Giuseppe e la cera derivata dal bronzo, dalle collezioni del Bargello, esposti insieme con lo studio preparatorio in terracruda, anch’esso per la prima volta in Italia, a testimoniare l’ambizione della Manifattura Ginori di realizzarne versioni in porcellana che però non si sono conservate.

Il “gran finale” della mostra è rappresentato dal Camino monumentale in porcellana, opera singolarissima nel suo genere, da attribuire a Gasparo Bruschi, capo modellatore a Doccia, e al quadraturista e scenografo Domenico Stagi. È un trionfo di perizia tecnica e di ricercatezza ornamentale. Nella parte superiore sono affiancate le traduzioni in porcellana di opere di scultori illustri: il bassorilievo ovale con “putti che stillano i fiori”, tratto da un bronzo di Massimiliano Soldani Benzi, e le riduzioni dell’Aurora e del Crepuscolo scolpite da Michelangelo per la tomba di Lorenzo de’ Medici nelle Cappelle Medicee.

La mostra è curata da Tomaso Montanari e Dimitrios Zikos, con la collaborazione di Cristiano Giometti e di Marino Marini, ed in sinergia con Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai dell’Associazione Amici di Doccia.

 

 

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