Lo studio d’arte di Antonio Berti a Sesto Fiorentino

 

Il mese scorso, precisamente sabato 27 maggio, ho partecipato all’apertura straordinaria dello studio d’arte del pittore e scultore Antonio Berti.

È stato l’avverarsi di un desiderio: da anni passando di fronte alla “casa dagli archi di mattone” mi chiedevo come fosse al suo interno. Ancora arredata? Oppure completamente abbandonata e vuota di ogni traccia del proprietario?

Desiderio esaudito: finalmente sono riuscito a fotografare il “popolo” di statue che affollano lo studio di colui che è stato definito il più grande ritrattista del Novecento, proprio lui, lo scultore Antonio Berti.

L’apertura dello studio, in via Bernini 55, a pochi metri dal centro espositivo che porta il suo nome è stata organizzata dall’Associazione per promuovere la conoscenza delle sue opere e per il restauro della struttura stessa, in collaborazione con la Fondazione per la scultura “Antonio Berti”.

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Antonio Berti nasce nel 1904 nel Mugello, figlio di contadini. Visita Firenze per la prima volta a tredici anni nel 1917 e ne rimane travolto. Da lì in poi ogni giorno dopo il lavoro nei campi passa il suo tempo a lavorare la creta ritraendo i fratelli e gli animali che gli erano vicini, sognando di poter studiare ciò che lo aveva tanto impressionato.

Sarà poi nel 1921 quando inizia a lavorare come formatore presso la fabbrica Ginori che vengono visti e apprezzati i suoi lavori in particolare dallo scrittore e critico d’arte Ugo Ojetti, che convince il padre a iscriverlo all’Istituto d’Arte di Firenze, dove insegnava Libero Andreotti.

Erano gli anni venti, gli anni di una Firenze dominata da Soffici e Andreotti reduci delle loro esperienze parigine. Berti inizia, indirizzato dal maestro Andreotti con la pittura. Sarà solo nel 1933 con la morte di Andreotti che arriva la svolta della vita: si trasferisce a Sesto Fiorentino ed abbandona la pittura per dedicarsi totalmente alla scultura.

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In quegli anni torna di nuovo sulle tracce di Berti, il critico Ojetti che apprezzando i suoi lavori lo farà esporre alla Biennale di Venezia. Cresce sempre più la sua fama di ritrattista, ancora grazie ad Ojetti che gli apre le porte della sua villa al Salviatino e lo introduce nell’alta società, facendogli ottenere importanti commissioni: il Conte Volpi, Barbara Hutton (famosa ereditiera statunitense con ben sette matrimoni nel curriculum, sposata, tra gli altri, con Cary Grant e Porfirio Rubirosa), membri della casa reale e Papi. Tanti sono i ritratti, in particolare femminili, che Berti realizza e in cui raggiunge la purezza formale, fino alla perfezione. La sua attività lavorativa è continua fino alla realizzazione nel 1987 (alla veneranda età di 85 anni) del Monumento a Mazzini a Firenze. Si spegne nel 1990.

Dalla data della sua dipartita, lo studio non è stato più toccato, rimanendo uno spazio incredibilmente vivo, seppur fermo nel tempo. Restano ammassati i gessi ed i bozzetti con cataste di disegni e documenti che sembrano in attesa di dar vita al desiderio del maestro: quello di creare una “Fondazione per la giovane scultura italiana”, di stimolo per i nuovi scultori alla ricerca del proprio stile.

Grazie alle associazioni culturali sul territorio è stato finalmente possibile mettere in sicurezza la struttura: ora sarebbe auspicabile che gli eredi lasciassero disponibile anche l’annessa abitazione, in maniera da poter aver nuovi spazi da dedicare allo studio ed alla catalogazione di un patrimonio, che appartiene a tutta la comunità.

Andrea Paoletti © 2017

 

 

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