IO SONO – Sua Santità il XIV Dalai Lama a Firenze per il Festival delle Religioni

E’ stata una giornata di grandi emozioni.

Avevo incontrato Sua Santità Dalai Lama in Palazzo Vecchio, 18 anni fa quando gli venne consegnato, se non erro, il Fiorino d’oro.

Ero tornato dopo circa un mese di viaggio in Nepal e Tibet e l’incontro con il Dalai Lama  e l’opportunità di parlarci fu per me di grande felicità.

Tanti anni sono passati ed oggi ancora di più percepisco l’importanza delle sue parole ed “insegnamenti”.  Una delle più belle opportunità di gestire un “blog” è la condivisione e la collaborazione,  ecco quindi  un “post” che nasce dall’amicizia con Paola Peccenini che ha scritto un testo a corredo delle mie foto.

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La semplicità unisce.

“Welcome brothers and sisters”, così inizia il suo intervento Sua Santità XIV Dalai Lama davanti alla platea del Mandela Forum di Firenze in occasione del Festival delle Religioni.

In questo momento storico di grande crisi di un sistema valoriale basato sulla separazione e il conflitto, la semplicità delle parole del Dalai Lama arriva al cuore di tutti.

Che cosa hanno in comune i più grandi comunicatori della storia? Da Martin Luther King, a Madre Teresa, a Steve Jobs: la capacità di parlare semplicemente.

La loro forza è data dal sapersi rivolgere a qualsiasi platea valicando qualsiasi barriera culturale con un messaggio forte e comprensibile a tutti.

Il Dalai Lama è uno dei pochi che riesce a parlare di comunità globale, responsabilità personale, compassione, pace mondiale, scienza, religione, consapevolezza ambientale in modo chiaro e universale.

Uguaglianza e unità, su queste parole si sofferma subito il Dalai Lama, che invita ad andare oltre quelle che definisce “differenze secondarie”.

“Sono onorato di poter essere qua e condividere con voi questa discussione sul senso di responsabilità che deve abbracciare il mondo intero. Dovunque vado lo dico sempre, io mi sento solo uno dei sette miliardi di essere umani, noi siamo tutti uguali e così io mi considero, a livello fisico mentale ed emotivo. Abbiamo tutti dentro di noi lo stesso diritto alla felicità. Il potenziale della felicità e della gioia è dentro di noi, intrinseco nell’essere umano, e dobbiamo rendercene conto, realizzare che abbiamo dentro questo potenziale. Quando siamo piccoli non facciamo distinzioni di religione, di provenienza, di razza, ci basta incontrare un sorriso o degli occhi felici che subito siamo contenti e non pensiamo ad altro. Normalmente poniamo troppa enfasi sulle differenze secondarie degli esseri umani, anziché guardare dove non ci sono differenze. E così che si creano diffidenze e sospetto, che provocano irritazione che poi sfociano nella violenza, invece dovremmo andare in profondità e capire che siamo tutti esseri umani”.

Questo il primo importante messaggio del suo primo intervento a favore del dialogo, a cui è seguito un secondo intervento il cui messaggio rilevante, a mio parere, riguarda l’educazione delle nuove generazioni che avranno il compito di introdurre un nuovo paradigma per una nuova umanità che sia a favore dell’inclusione invece che dell’esclusione, dell’unione invece che della separazione, ambito in cui gli insegnanti svolgono e svolgeranno un ruolo fondamentale.

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“Nell’ambito dell’educazione degli insegnanti dobbiamo parlare di un curriculum basato sull’esperienza del mondo, sulle scoperte scientifiche e sul senso pratico. A questo va unito il training per gli insegnanti che devono avere anche delle qualità compassionevoli e il desiderio che gli studenti vadano bene. Si deve instaurare un rapporto di fiducia e affetto, basato sull’empatia”.

Non abbiamo alternative: non solo gli insegnanti ma tutti noi dobbiamo sviluppare la nostra responsabilità nei confronti di tutto il mondo, perché la responsabilità non è prerogativa solo dei leader dei nostri paesi ma appartiene ad ogni singolo individuo.

La pace inizia dentro ciascuno di noi.

testo : Paola Peccenini

foto  : Andrea Paoletti © 2017

 

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