Al museo Ferragamo “L’Italia a Hollywood”

E’ stata inaugurata lo scorso venerdì 25 maggio al Museo Ferragamo di Firenze la mostra “L’Italia a Hollywood”. 

L’esposizione racconta con filmati, fotografie, costumi di scena e canzoni la comunità italiana nella California di inizio Novecento, e le sue influenze nel mondo della musica, dell’artigianato, dell’architettura, dell’arte e in particolare del cinema.

E’ una vera e propria full immersion in quella che fu la genialità, l’estro ed il fascino del “made in Italy” in terra d’America in particolare in quella che stava nascendo come la città dei sogni, Hollywood.

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La mostra prende spunto dalla biografia di Salvatore Ferragamo, che visse negli Stati Uniti dal 1915 al 1927, prima brevemente a Boston, poi a Santa Barbara e infine a Hollywood: qui aprì, davanti all’Egyptian Theatre, dove si tenevano le première cinematografiche, l’Hollywood Boot Shop, una boutique in cui creava scarpe per famosi registi come David Wark Griffith e Cecil B. DeMille, e per star come Rodolfo Valentino, Mary Pickford, Pola Negri, Charlie Chaplin, Joan Crawford e Lillian Gish.

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Pensando a tale mostra, può sorgere il dubbio, che essendo in un museo di un grande casa di moda come la Salvatore Ferragamo, sia una sola esposizione del proprio archivio storico, beh, “L’Italia a Hollywood” sarà una sorpresa.

L’esposizione racconta un pezzo della storia e della cultura italiana in particolare l’arte ed il genio italiano che da sempre ha conquistato e conquista Hollywood. Quindi una mostra che sicuramente può interessare anche chi non si occupa strettamente di abiti o scarpe.

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L’esposizione è suddivisa in otto sale allestite da Maurizio Balò. La prima sala è dedicata ai primi anni della comunità italiana in California e in particolare all’Expo di San Francisco del 1915 con il padiglione dell’Italia progettato dall’architetto Marcello Piacentini, che vinse il primo premio; raccoglie stampe, sculture, quadri futuristi, filmati e riprese di ville architettoniche progettate o rifinite da architetti italiani.

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La sala successiva racconta l’influenza nel cinema muto italiano, che insieme a quello francese era il punto di riferimento del tempo: si trattava soprattutto di lungometraggi con tantissime comparse e grandiosi allestimenti teatrali. L’opera che più di tutte ebbe un impatto sul cinema americano fu Cabiria diretto da Giovanni Pastrone nel 1914: considerato il primo kolossal della storia, aveva ambientazione storica e didascalie di Gabriele D’Annunzio, tra i primi scrittori a lavorare per il cinema. Espone costumi di scena prestati dal Museo Nazionale del cinema di Torino, fotografie dal set e locandine.

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La terza è dedicata a quattro personalità italiane centrali nell’arte e nel cinema americano, che plasmarono una idea di italianità diversa da quella dell’immigrato straccione e criminale e incentrata invece sul bello, sul successo e sulla grazia: il tenore Enrico Caruso, la fotografa, modella e attrice Tina Modotti, il primo divo del cinema Rodolfo Valentino e Lina Cavalieri, cantante e attrice, considerata la donna più bella del mondo.

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Piero Fornasetti,  trasformò Lina Cavalieri, in un’icona pop, quando dal 1925 iniziò a ritrarne il viso in più di 300 varianti su piatti in porcellana, di cui 40 sono in mostra. La storia e la carriera di queste celebrità è raccontata attraverso quadri, oggetti, manifesti e fotografie, come quelle che esaltano il fascino erotico, elegante e malinconico di Rodolfo Valentino, e il corpo nudo e sensuale di Tina Modotti, ritratta dall’amante e celebre fotografo Edward Weston.

Un’intera sala è dedicata all’influenza della musica italiana dell’epoca, che contribuì allo sviluppo del jazz con l’introduzione dei fiati, e una al film Romola, girato nel 1924 da Henry King negli studi cinematografici Firenze Rifredi.

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Nell’ultima sala viene ricostruito l’Hollywood Boot Shop, il negozio che Ferragamo rilevò e aprì nel 1923 quando aveva solo 25 anni. Il negozio era in posizione strategica, davanti all’Egyptian Theatre, dove si tenevano le première cinematografiche, e dove tutti i divi passavano per farsi vedere.

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Di particolare interesse è il progetto TwoYoung Italians in Hollywood curato da Lo schermo dell’Arte Film Festival prevede il coinvolgimento di due giovani artisti che lavorano a Los Angeles,

Manfredi Gioacchini e Yuri Ancarani.

Nella sala dedicata a varie personalità italiane, con registi, pugili e direttori della fotografia sono affiancati i nuovi protagonisti di oggi, affermati o emergenti, ritratti, in un progetto appositamente commissionato, al fotografo italiano Manfredi Gioacchini.

Ed infine, sempre commissionato per la mostra, un progetto del regista Yuri Ancarani, che ha filmato con un iPhone i turisti della Zuma Beach, la spiaggia dove venne girata la famosa ultima scena di Il pianeta delle scimmie, intenti a riprendersi e farsi selfie.

fino al 10 marzo 2019

info : http://www.ferragamo.com

Andrea Paoletti © 2018

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