Le cave dell’Altissimo, Michelangelo e la ditta Henraux

E’ un trittico da capogiro! La bellezza del marmo estratto dalle cave dell’Altissimo, l’arte di Michelangelo e la maestria e professionalità della ditta Henraux.

La presentazione delle opere ammesse alla finale del Premio Henraux 2018, la società proprietaria delle cave di marmo del monte Altissimo dove Michelangelo scelse i marmi per le sue sculture, ha dato la possibilità di una visita alle cave durante una giornata di lavoro.

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Questo il racconto di una bellissima opportunità.

Il complesso di cave dell’Altissimo chiamate Cervaiole si raggiunge attraversando Stazzema e una parte  dell’area protetta del Parco delle Alpi Apuane. Immersi nel verde di un paesaggio di boschi di faggio, percorrendo una strada in salita piena di tornanti, si giunge in un luogo magico, quasi accecati dal bagliore riflesso dalle pareti di marmo.

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La cava ha uno scenario straniante, provo così tanta emozione e meraviglia che rivivo le stesse sensazioni di quando mi trovai al cospetto della bellezza di Machu Picchu in Perù.

Subito ci accoglie un personaggio “storico” da queste parti, Franco Pierotti, direttore della cava del monte Altissimo fin dal 1962. Memoria storica che può raccontare ogni aneddoto, come spiegare ogni segreto del  marmo e del lavoro in cava dove i veri artisti sono i cavatori.

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Mentre il Sig. Pierotti racconta aneddoti su vari scultori, uno su tutti Henry Moore ma anche curiosità  come quando un fotografo di Vogue fece sfilare le modelle su una passerella sospesa nel vuoto,  passano pale meccaniche che spostano blocchi di marmo pesanti tonnellate, …sembra di essere in un videogioco!

In sede poi l’amministratore delegato Paolo Carli, ci racconta che la Henraux esporta l’85% di materiali e che, oltre all’arte, è presente in tante opere architettoniche nel mondo.

Da New York, Houston o Washington ad Abu Dhabi (una meraviglia la mosca) fino al passato con i  marmi presenti sull’ingresso della chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze od alla Stazione di Città del Vaticano.

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Questi stessi marmi – statuario e arabescato –sono stati estratti per realizzare le opere dei tre artisti finalisti del Premio Henraux 2018.

Il Premio nato nel 2012 per incentivare la creatività e offrire opportunità di lavoro a giovani artisti, da quest’anno è completamente rinnovato, ha spiegato Carli, se nelle precedenti edizioni le opere erano più legate al classicismo quest’anno sono incentrate, in accordo con la autorevole giura, a  lasciare l’arte figurativa ed esprimere l’arte concettuale.

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Francesco Arena, David Horvitz e Diego Marcon, sono i tre vincitori mentre al collettivo Anto. Milotta – Zlatolin Donchev  una menzione speciale della giuria. I partecipanti  hanno avuto la possibilità di scegliere e lavorare il marmo bianco dell’Altissimo nelle cave e negli stabilimenti Henraux a Querceta, in provincia di Lucca: durante la permanenza, gli artisti hanno realizzato le loro opere in collaborazione con gli ingegneri, i progettisti e le maestranze della Henraux.

Così, Francesco Arena nell’opera Metro cubo di marmo con metro lineare di cenere ha voluto mettere a confronto un materiale nobile come il marmo con un materiale prosaico e volatile come la cenere del sigaro, metafora dell’impermanenza umana;

David Horvitz, con Tentatively Untitled, ha voluto disperdere un blocco di marmo che ha identificato in una cava in cima alla montagna, riducendolo in frammenti che il pubblico può portar via con sé;

Ludwig, l’opera di Diego Marcon, è la “materializzazione marmorea” di un bambino realizzato da un modello 3D, un piccolo monumento alla fragilità e alle ambivalenze della vita;

infine, per Anto. Milotta – Zlatolin Donchev il Libro di vetta è una scultura sospesa nel vuoto, un progetto site-specific che trae ispirazione dal monte Altissimo e che inverte l’idea michelangiolesca di materia e arte, tramutando la montagna in scultura quando la scultura stessa contiene in sé la montagna.

Andrea Paoletti © 2018

 

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