MARINA ABRAMOVIC a Palazzo Strozzi

Finalmente è finita l’attesa. Nella primavera dell’anno scorso l’annuncio della mostra. Avevo da poco finito di leggere la sua autobiografia “Attraversare i muri”, e già non vedevo l’ora di incontrare Marina.

Effettivamente avevo già sfiorato Marina a Venezia durante il Festival del Cinema nel 2015 e, cosa inaspettata, anche quest’anno, di nuovo a Venezia, l’ho incontrata e scambiato due parole.

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Adesso a Palazzo Strozzi “Marina Abramovic – the cleaner” la grande mostra, prima e più completa retrospettiva italiana sui 50 anni di carriera di colei che possiamo definire la “regina” della performing art.

La mostra a cura di Arturo Galansino e Lena Essling, organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e prodotta da Moderna Museet di Stoccolma, in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebaek e Bundeskunstalle di Bonn  è un’immersione intima ed emozionante nei cinquant’anni di carriera di colei che ha scelto di donarsi completamente al suo pubblico abbattendo ogni barriera tra vita personale e artistica.

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Il percorso artistico di Marina, difficilmente riproducibile e rappresentabile in uno spazio museale, ha trovato una perfetta realizzazione partendo da quello che Lei stessa ha inventato, il “medoto Abramovic”, una sorta di percorso educativo che prevede la formazione di nuovi performer con dei seminari, il cui processo di preparazione passa anche attraverso il silenzio e il digiuno.

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Ecco quindi che la mostra oltre a tantissimo materiale audiovisivo, foto e video delle performance di Marina con il compagno Ulay si arricchisce della riproposta dal vivo, da parte di 35 giovani artisti e ballerini proveniente da tutta Italia e dal mondo,  delle stesse storiche performance.

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Tra le più famose incontriamo nella prima sala del piano nobile di Palazzo Strozzi la riproposta della famosa opera Imponderabilia ideata nel 1977 per la Galleria Comunale di Arte Moderna di Bologna, in cui Marina e Ulay, completamente nudi costringevano il pubblico ad attraversare tra i loro corpi ed obbligando a scegliere chi dei due guardare negli occhi in una situazione di grande imbarazzo.

La mostra segue un percorso cronologico partendo dagli esordi pittorici a Belgrado alle prime performance molte delle quali realizzate in Italia passando per il periodo del sodalizio con Ulay fino alla nuova Marina degli anni duemila molto più spirituale e metafisica.

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Come ha dichiarato durante l’incontro Marina Abramovic speaks : “…non sono più una performer, è il pubblico che diventa il mio lavoro, la mia arte…” quella che abbiamo davanti oggi è una nuova Marina, sacerdotessa, sciamana che professa i principi del Dalai Lama e che invoca tutti  a “ripulirsi” l’anima riprendendo il contatto con il proprio corpo.

Marina Abramovic “The Cleaner”

Palazzo Strozzi

fino al 20 gennaio 2019

 

Andrea Paoletti © 2018

 

 

 

 

 

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